AMICA


Vale la pena di andare a mangiare da un messicano, o da un tex-mex? Sì, quando si è molto allegre (per abboffarsi e bere un bel po') o molto tristi (idem). Ora poi ci sono dei mex, come la Cueva Maya di Milano dove si può far finta di cenare con garbo e non ingrassare.

L'ambiente è piacevole, tex-mex ascendente Milano da bere: mattoni a vista, stampe carine, camerieri ispanici ganzi. Anche i clienti sono interessanti: milanesi sui 30-40 a rischio depressione da recessione, giovani ginecologi milanisti, briose ragazze pierre, gruppetti, molti tavoli di donne che mangiano compulsivamente per tirarsi su. La fajtas salad è un piatto distintivo del locale: le striscette di carne con mille intingoli sono in versione metropolitana light, con solo guacamole e insalata. Ovviamente dopo poco ci si butta sul Chimichamgo della compagna di tavola, con tortillas, formaggio, chili, fagioli, insomma tutte le schifezze per cui si va dal tex-mex.

Il guacamole, gustosa pappa a base di avocado, è giustamente onnipresente: viene servito separato con dei nachos (praticamente patatine di mais), si trova in quasi tutti i piatti. La sua verdognola papposità, il piacere di mescolarlo (si mescola sempre, nel mex e tex-mex, ogni piatto arriva con i soliti ingredienti e si mangia con foga da bulimiche) è, in queste serate, irrinunciabile.

Franca Speranza (da AMICA)

 

cueva maya